Published On: lun, nov 18th, 2013

Schiavi del Signoraggio

centesimiQualcuno avrà certamente notato che i costi di fabbricazione delle monete da 1, 2 e 5 centesimi sono notevolmente superiori al loro valore nominale, scoprendo, così la cosiddetta acqua calda, naturalmente  senza soffermarsi su chi e perché ha riscaldato l’acqua.

Complessivamente, in Italia, dal momento in cui è stato introdotto l’Euro, la Zecca di Stato avrebbe fuso monetine del suddetto valore per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni.

Bisognerebbe domandarsi perché le monete vengano coniate dalla Zecca di Stato, mentre le banconote siano stampate dalla BCE. La risposta è semplice, per chi conosca certi inconfessabili segreti della finanza e della politica economica e monetaria speculativa.

Tutto ruota intorno al concetto di signoraggio, ovvero il lucro che si genera dal creare moneta. Tale lucro può sussistere laddove il valore nominale (o legale) della moneta sia superiore al suo valore intrinseco (cioè quello generato dai costi di produzione).

Quando invece il valore nominale è inferiore a quello intrinseco, si subisce una perdita il cosiddetto “signoraggio negativo”, come accade proprio con il conio delle monetine da 1, 2 o 5 centesimi di euro: il loro costo di produzione complessivo è infatti di circa 15 centesimi.

Guarda caso il conio di monetine metalliche è riservato allo Stato e non alla BCE, la quale si occupa invece di stampare le banconote, per le quali il signoraggio cd. “positivo” è garantito: per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano infatti circa 30 centesimi di euro. Tra l’altro, la moneta è sottoposta ad un interesse, che fa lievitare ulteriormente il debito dei cittadini di un paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa.

In sostanza, perciò, l’emissione di moneta a debito è lasciata agli Stati, mentre l’emissione “a lucro”, potremmo dire, così, è appannaggio della BCE !

Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato potesse emettere moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche con valore nominale maggiore del valore intrinseco (i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). Non è un caso che il defunto governatore della BCE Duisenberg, quando Tremonti nel 2002 chiese di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore, avesse risposto: “Ma il signor Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio (letteralmente: “seigniorage”) sulla massa di denaro sostituita?”.

Nel frattempo, mentre noi affondiamo sotto il peso del nostro debito e della nostra schiavitù, il governo ungherese Viktor Orban, nel solito silenzio generale dei media, ha permesso all’Ungheria di acquisire la sovranità sulla propria moneta.

La banca centrale magiara, nazionalizzata, controlla infatti l’emissione di moneta senza debito e nella quantità di cui l’economia reale del paese ha bisogno. I risultati sono ottimi: l’economia nazionale sta recuperando rapidamente, tanto che il ministro competente ha recentemente annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” l’Ungheria ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Naturalmente, è meglio che certe cose non si sappiano in giro…

Massimo Pellicani

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