


Mi chiedono spesso di ritornare sull’argomento derivati: lo faccio sempre volentieri.
Da qualche parte su internet ci sarà un mio video di diversi anni fa in cui appunto lanciavo l’allarme derivati. Quel video venne ripreso e pubblicato in home page dal visitatissimo blog di un popolare comico italiano, molto lontano a quel tempo dall’occuparsi con un proprio movimento delle vicende politiche del nostro paese.
Insomma mi occupo di derivati da un po di tempo sia come avvocato, difendendo nei tribunali le aziende infettata da questa piaga, sia come educatore finanziario, cercando di spiegare il meccanismo diabolico che si nasconde dietro questi complicatissimi prodotti di alta ingegneria finanziaria.
Proviamo a cercare di capire che cosa sono i derivati e perchè sono tanto importanti per la nostra quotidianità.
Cominciamo dal nome: derivati. Si chiamano coperché non hanno un valore proprio ma il loro valore deriva (ecco appunto perché “derivati”) da qualcosa di molto lontano da e anche di estraneo.
Cosa pensereste se vi dicessi che il valore della vostra casa può essere determinato da un fatto a voi molto lontano, e anche indifferente in apparenza alla vostra vita. Diciamo allora che il valore della vostra sarà determinato dal numero di canguri catturati questa estate dagli aborigeni.
La cosa vi sorprende vero? Provo allora ad utilizzare un altro esempio: mi perdonerà chi lo avrà già letto in altri miei articoli.
I derivati dunque sono prodotti finanziari complicatissimi, che si basano su una vera e propria scommessa. Immaginiamo che la scommessa sia rappresentata dal valore della giacca che indosso mentre scrivo questo articolo. È una giacca di lana pregiata: a produrla sono pecore molto preziose. La mia scommessa è che la giacca per i prossimi tre anni avrà un valore sempre pari o superiore a € 1.000. Stipulo questa scommessa con una banca: io vinco se il valore è sempre di € 1.000 o più. La banca vince se il valore della giacca scende sotto i mille euro. Con la banca ci diamo degli appuntamenti, e decidiamo di incontrarci ogni sei mesi per fare i conti. Al primo appuntamento, dopo sei mesi, constatiamo che il valore della giacca è superiore a euro 1.000. Mi è andata bene: ho vinto io e la banca mi dà materialmente dei soldi. Dopo altri sei mesi abbiamo il secondo appuntamento. La produzione di lana è aumentata in maniera vertiginosa: ve ne è talmente tanta che il suo valore è bassissimo: la giacca vale 600 euro. Io perdo e pago alla banca la scommessa. Trasferiamo l’esempio sul piano della finanza.
La giacca oggetto della scommessa è il derivato. Si chiama così perché deriva il proprio valore da qualcosa di esterno (nell’esempio dal valore della lana da cui è stata prodotta la giacca, nel mondo della finanza da un indice, da un tasso, da una merce). Questi derivati vengono venduti dalle banche con finalità assicurativa: poiché la rata del tuo mutuo dipende dal rischio dell’ oscillazione dell’Euribor (se l’Euribor aumenta, aumenta anche la rata), ti vendo un’assicurazione che scommette sull’aumento del valore dell’Euribor. Quindi se l’Euribor dovesse salire, aumenterebbe la rata del mutuo. Ma poiché con il derivato hai anche scommesso sull’aumento dell’Euribor vinci la scommessa. Quello che paghi di più di rata del mutuo, lo recuperi dalla vincita della scommessa, cioè dal derivato. Sostanzialmente scommetto che una cosa mi vada male (che aumenti l’Euribor ed aumenti quindi la rata del mio mutuo) per incassare la vincita dalla scommessa contro me stesso. In sintesi, il derivato è una scommessa sulla mia sfortuna. E se poi a stipulare contratti derivati sono enti pubblici e gli stessi Stati (magari per provare a coprire le oscillazioni di tassi variabili sul debito pubblico) ecco che queste scommesse diventano vere e proprie “armi di distruzione di distruzioni di massa” – come le ha definite qualcuno – dal momento che spesso sfuggono a bilanci e a regole di contabilità. Il Tesoro italiano ne ha sottoscritti per 31 miliardi di euro, con perdita potenziale di 8 miliardi, ma di casi come questi (ed anche più drammatici) nella cronaca economica degli ultimi anni ce ne sono a bizzeffe.
Anche ai derivati però c’è rimedio: se siete imprenditori o investitori e li avete in portafoglio, fateveli controllare. Se siete cittadini e il vostro Comune li ha sottoscritti, protestate e fatevi sentire.
Massimo Melpignano
Avvocato e divulgatore finanziario


