L’entusiasmo di credere in Gesù Cristo, unico salvatore del mondo. E’ il tema scelto da Benedetto XVI, sviluppato nella Lettera apostolica Porta Fidei, con cui il 17 ottobre, nell’Udienza Generale del mercoledì, ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi.
Il Papa ha ricordato l’azione trasformante della fede nella vita di ogni uomo. “La fede è – ha affermato il Pontefice – accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi”. Nella rivelazione, anche se l’uomo non può coglierla nella sua totalità, è Dio stesso che si autocomunica e si rende accessibile all’uomo. E’ la grande meraviglia della fede, suggerisce il Papa, che attraverso lo Spirito Santo rende l’uomo capace di ascoltare la Sua Parola e di ricevere la Sua Verità.
Oggi è necessario, ha ricordato il Papa, che “il Credo sia meglio conosciuto, compreso e pregato. Soprattutto è importante che il Credo venga, per così dire, “riconosciuto”. Conoscere, infatti, potrebbe essere un’operazione soltanto intellettuale, mentre “riconoscere” vuole significare la necessità di scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana”. Il Credo non è per il cristiano un semplice asservimento dell’intelletto a verità rivelate a cui dare ossequio, ma soprattutto il Credo è la fonte da cui scaturisce e trova fondamento l’agire morale di ogni cristiano.
Benedetto XVI è tornato ad indicare nel nichilismo e nel relativismo dei valori il vero male della società contemporanea. “La vita è vissuta spesso con leggerezza, senza ideali chiari e speranze solide, all’interno di sistemi sociali e familiari liquidi, provvisori”.
Le più esposte sono proprio le nuove generazioni che non sono più educate alla ricerca della Verità e del senso autentico dell’esistenza.
Ma il monito del Papa non è rivolto solo al “mondo”, ma soprattutto ai cattolici. Il cristiano oggi non è immune dal fascino del relativismo e dell’individualismo. Si è portati sempre più a fabbricarsi un cristianesimo su misura, senza avere il più delle volte consapevolezza delle verità di fede peculiari del cristianesimo.
Il Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione ha promosso un’indagine in tutti i continenti e ha evidenziato alcuni elementi caratteristici del vivere la fede nel nostro tempo: “una fede vissuta in modo passivo e privato, il rifiuto dell’educazione alla fede, la frattura tra fede e vita”.
Al termine dell’omelia Benedetto XVI ha ribadito che nell’Anno della Fede “la ricorrenza dei cinquant’anni dall’apertura dl Concilio Vaticano II è un’occasione importante per ritornare a Dio, per approfondire e vivere con maggiore coraggio la propria fede, per rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, maestra di umanità che, attraverso l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e le opere della carità ci guida ad incontrare e conoscere Cristo, vero Dio e vero uomo”.
E’ l’incontro dell’uomo con un progetto di vita e non con un’idea, con “una Persona viva che trasforma in profondità noi stessi, rivelandoci la nostra vera identità di figli di Dio”.
Maria Raspatelli


