Qualcuno ha già parlato di “rivoluzione epocale”, per qualcun altro è la classica tempesta in un bicchier d’acqua.
Sta di fatto che le parole dell’Arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, sono di quelle che lasciano il segno.
Il prelato ha dichiarato che “la Chiesa è per la pari dignità di tutti i figli di Dio. Tutti, in questo senso sono santi perché hanno il sigillo di Dio, nessuno non ce l’ha. E dunque tutti sono ‘intoccabili’”.
La Chiesa pertanto, sostiene monsignor Paglia, è contraria ad ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali, ed auspica anzi che vengano adottati provvedimenti di carattere legislativo per il riconoscimento e la tutela dei diritti delle coppie di fatto; però ribadisce allo stesso tempo il suo “no” secco alle nozze tra gay.
“Un conto è il tema del matrimonio gay, sul quale è nota la nostra posizione”, ha ripreso monsignor Paglia, “un altro sono le discriminazioni. Nel mondo ci sono forse 25 paesi dove l’omosessualità è reato. Mi augurerei che come Chiesa combatteremo tutto questo”.
No alle discriminazioni, dunque, ma no anche al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Un apparente controsenso che fa storcere il naso al presidente di Arcigay, Flavio Romani, per il quale la posizione della Chiesa è in contrasto con l’opinione pubblica e con i governi. Invece Franco Grillini, presidente di Gaynet, si mostra ottimista perché “per la prima volta un alto prelato riconosce che esistono anche i diritti delle coppie omosessuali e che nel mondo ci sono molti paesi dove l’omosessualità è reato”.
Ma quali sono i motivi di questa tenace opposizione, che sembra andare contro la modernità?
Monsignor Paglia ha prima scomodato Gaber (“Anche Giorgio Gaber diceva che donna e uomo sono destinati a restare diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro”), e poi, a sorpresa, ha precisato che il “no” della Chiesa non è dovuto a motivi religiosi, quanto al diritto civile italiano.
“La Costituzione italiana parla molto chiaro, ma prima ancora era il diritto romano che stabiliva cosa fosse il matrimonio”, ha detto.
Il discorso, a dire il vero, mostra più di un punto debole. Come si spiega allora la ferma condanna della Chiesa (ricordiamo che il cardinal Bagnasco, commentando due giorni fa la storica apertura della Francia alle nozze tra gay, aveva detto che “siamo vicini al baratro”) nei confronti di quei paesi che hanno legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso?
Per quanto riguarda, invece, il problema spinoso dei divorziati non ammessi all’eucarestia, annuncia l’Arcivescovo che “il Papa ci ha chiesto di approfondire ancora la questione, perché vuole trovare una soluzione. Il problema gli sta molto a cuore”. Anche in questo caso, sembra di intravedere un timido spiraglio.
Ad ogni modo, le parole di monsignor Paglia costituiscono, per l’omofobia ancora radicata in molti ambienti della Chiesa, una significativa apertura al riconoscimento dei diritti dei gay, che, per quanto cauta, rappresenta un passo importante verso la pari dignità di tutti gli esseri umani.
nicola papa


