In un panorama musicale sostanzialmente fermo come quello italiano, da sempre refrattario alle novità e soffocato dal genere pop-melodico (un tempo chiamato non senza un certo snobismo “musica leggera”) che domina le classifiche, imperversa in radio e televisione ed è il protagonista del festival più famoso della penisola, fa piacere incontrare delle voci fuori dal coro.
Parliamo degli esponenti di generi cosiddetti “alternativi”, di gruppi e compositori che nonostante la scarsa visibilità continuano a suonare la loro musica, senza snaturarla per compiacere le orecchie francamente un po’ viziate degli ascoltatori italiani e senza scendere a compromessi pur di conquistarsi un posto nel mercato discografico.
Appartiene a questa silenziosa schiera Sonny Joey Waschington, nome d’arte dietro cui si nasconde un trentaquattrenne barese che compone e pubblica per un’etichetta australiana musica deep house (genere dance più lento dell’house, da cui trae origine, accostabile per sonorità al lounge e al chill hout, che va tenuto distinto dal dubstep e dalla techno, ovvero dalla musica più commerciale), riscuotendo un certo successo in rete e all’estero.
Lo incontriamo a poche settimane dall’uscita del suo ultimo lavoro, “Love is another thing”.
D: Come hai cominciato?
R: Ho iniziato per gioco su myspace, circa 7 anni fa. Fui notato da un dj molto conosciuto nell’ambiente, Cris Love, che visitando la mia pagina rimase colpito dalla musica che facevo. Fu lui ad incoraggiarmi e a pubblicare alcune mie tracce con la sua etichetta, la D Sharp Records. Dopo ho cominciato ad inviare demo alle case discografiche, perlopiù inglesi e americane, finché non si sono accorti di me. Ho pubblicato con la iMusic Underground Records e la Deep Hype Sounds Music, entrambe americane, e con l’australiana Integrity, mia attuale etichetta.
D: Come si svolge il tuo processo creativo?
R: Parte sempre dalla melodia, a cui poi aggiungo una base; infine, inserisco i suoni bassi e profondi tipici della deep house.
D: Parlaci un po’ del genere di musica che fai. Perché qui in Italia non trova spazio?
R: La deep house io la definisco “musica emozionale”: è più lenta dell’house classica ed è caratterizzata dalla presenza di suoni caldi, dilatati, quasi ipnotici. Non di rado sono ravvisabili sfumature jazz. Un genere di nicchia, perché oggi i ragazzi seguono molto le mode e ciò che propongono (sarebbe più giusto dire impongono) i locali, hanno poca curiosità. Eppure un tempo, tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, anche l’house era di moda; specie a Bari, dove in molte discoteche “di tendenza” si poteva ascoltare e ballare il meglio della produzione internazionale. Addirittura la gente cantava in pista, conosceva i brani a memoria. Nel nord Italia ci sono ancora locali del genere, c’è la possibilità di scegliere perché l’offerta musicale è più ampia. Ma qui nel meridione non c’è più posto per l’house: la musica commerciale ha monopolizzato le discoteche.
D: Se il mercato attuale non lascia spazio alla deep house, dove si può ascoltare la tua musica?
R: Si può scaricare on line sul mio sito www.sonnyjoeywashington.com, ma in genere si può acquistare sui maggiori siti specializzati. Tra l’altro l’8 dicembre esce il mio nuovo lavoro, un IP dal titolo “Love is another thing” edito dalla Integrity.
D: Un’ultima domanda. Perché Sonny Joey Waschington?
R: Sonny è uno dei miei nomignoli. Il mio nome di battesimo è Donato, ma gli amici mi hanno sempre chiamato Donny o Sonny. Joey Waschington è invece un nome che ho trovato per caso leggendo una rivista di musica, mi è piaciuto e l’ho fatto mio.
nicola papa


