In un distopico Quebec del 2015, la legge S-14 permette ai genitori di internare i figli problematici in appositi istituti, affidandoli alle cure del sistema ospedaliero nazionale. In questo contesto, si sviluppa il rapporto madre-figlio tra la vedova quarantenne Diane “Die” Despres e Steve, un quindicenne affetto da sindrome da deficit di attenzione e da iperattività.
Combattiva e caparbia nel voler raddrizzare la propria vita e mettere in riga il figlio, Diane è la “Mommy” dell’omonimo film scritto e diretto dal giovane astro nascente Xavier Dolan, un regista canadese di soli 25 anni.
Steve, invece, viene tratteggiato come un adolescente indomabile e irrequieto, additato dalla società che lo vorrebbe uniformare.
Dolan non nasconde le propensioni edipiche del ragazzo, accentuandone il suo carattere antisociale e spingendo la narrazione verso una (sempre latente) conformazione al sistema da parte di “mommy”. A controbilanciare questa situazione interviene Kyle, un’insegnante in pausa sabbatica a causa di una balbuzie deabilitante, che instaura un legame d’amicizia con Steve e si occupa di lui quando Diane cerca lavoro.
Girato in rapporto 1:1, l’intenso Mommy racchiude i personaggi in un quadrato visivo limitato. In due sole sequenze, quelle in cui aleggia la serenità e sembra si prospetti un futuro riscatto, lo schermo si allarga in 16:9. Nella prima è lo stesso Steve, con un gesto delle mani, ad attuare questo cambio di visuale, giustificando la scelta registica e mostrando l’artificiosità del prodotto filmico, funzionale però alla storia narrata.
Mommy, vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes, è corredato da una colonna sonora eccezionale con brani di Céline Dion, Dido, Ludovico Einaudi, Lana Del Rey e degli Oasis. Inoltre, Mommy è il primo film del giovane regista ad arrivare nelle sale italiane, e di certo non sarà l’ultimo.
Giovanni Boccuzzi


