Auguriamoci di no, ma aver dichiarato legittimo il trasferimento del reparto di anatomia patologica dall’ospedale Di Venere di Carbonara di Bari, è stata un’assunzione di grande responsabilità, e bisognerà leggere il contenuto della sentenza per poterne comprendere le ragioni.
I giudici del Tar, immagino sappiano dell’importanza di un reparto dove si diagnosticano spesso le sentenze di morte, perché per chi non lo sapesse, si parla proprio di cancro.
Un qualsiasi paziente ricoverato per una sintomatologia che desta sospetti importanti, viene ricoverato in un ospedale qualsiasi ed eventualmente sottoposto ad intervento chirurgico per una conferma del male che si ipotizza, si asporta un pezzo di tessuto e lo si invia al reparto di anatomia patologica dove nel breve volgere di alcuni giorni viene esaminato ed emesso il verdetto per le eventuali terapie oppure per i necessari interventi chirurgici che molto spesso si trasformano in viaggi della speranza.
Con il trasferimento del reparto in questione all’osp. S. Paolo, e questo, per ammissione dello stesso primario del Di Venere si stanno già verificando le conseguenze e le attese estenuanti per conoscere importanti e lo stillicidio morale di chi immagina di potere avere un tumore e che grazie ad una sentenza che non è entrata nel merito del vero problema,dovrà attendere almeno quaranta giorni.
Purtroppo non posso e non voglio pensare che si sia trattato di una sentenza politica, quella del Tar Puglia, ma avendo già provato per miei parenti il terrore di un’attesa, credo di avere il diritto di non condividere il giudizio dei giudici e non auguro a loro quello che è capitato a me, ma mi chiedo, e tutti dovrebbero chiedersi: perché ci accorgiamo dei gravi problemi solo quando capita a noi?
Avremmo infine plaudito a questa sgradevole sentenza se nel merito i giudici avessero imposto ai responsabili sanitari, tempi rapidi perentori per la esecuzione degli esami istologici, indipendentemente dal luogo dove vengono effettuati.
Lucio Marengo


