Abbiamo sentito un docente universitario a proposito della questione del cosiddetto “non voto” ossia la possibilità di non ritirare la scheda e far mettere a verbale una qualsiasi dichiarazione dell’Elettore a tal proposito: è facile confutare l’ipotesi partendo dalla CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA
(2010/C 83/02)IT 30.3.2010 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 83/389, che recita al TITOLO V
CITTADINANZA Articolo 39 Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo
1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento
europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato; comparato con la Costituzione Italiana TITOLO IV RAPPORTI POLITICI Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico; risulta chiaro che nella tradizione Giuridica Europea e Italiana ha spazio e tutela il “Voto” e giammai trova ospitalità (al momento in cui si scrive) il contrario. Sicuramente in Italia abbiamo una mancata applicazione dell’Articolo 41
Diritto ad una buona amministrazione (cfr Carta dei Diritti Fondamentali UE) ma questo andrebbe sanato non con principi giuridici ma bensì rammentando le massime antiche “ubi societas, ibi ius” (“dove c’è una società (civile), lì vi è il diritto”) e prima come affermava Aristotele, che considera l’uomo naturalmente socievole, vede nella dimensione socio-politica il campo in cui si realizzano la giustizia e la morale. Per questo lo Stato viene prima dell’individuo. L’opinione di Aristotele è che colui che non vive in società o è autosufficiente come un dio o è selvaggio come un animale (Politica, 1252b 28- 1253a 29). Appare quindi, data la perfezione della Legge, una scelta dei o bestie…
vs vitopietroloporcaro@libero.it
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