Per il sottoscritto, oggi è una giornata normale di lavoro. Sono qui nell’ambulatorio di ginecologia del Di Venere e ho con me la Gazzetta con in prima pagina la cronaca di quella mamma depressa che ha ucciso la sua bimba per poi suicidarsi. Accanto a me una validissima collaboratrice che vuol vedere le foto di questa bellissima bimba di tre anni e della mamma. E mi racconta sotto l’impeto emotivo che cosa le è successo. Ieri sera guardava col marito una tv locale che riportava questo fatto di cronaca: quella donna era ancora viva seppur gravissima. Il marito, operatore presso il Centro Trapianti dice alla moglie “Ora mi chiamano” e la moglie” No è viva e poi è un suicidio, chissà come stanno gli organi”. Passa qualche minuto, squilla il telefono, si tratta di raggiungere l’ospedale dove è la donna per praticare l’espianto degli organi, il pm li ha autorizzati. L’equipe di cui lui fa parte preleverà i reni.
Mentre noi stiamo iniziando a visitare, sono le 10 e trenta del mattino, il marito chiama la moglie per avvertirla che è tornato. Descrive ciò che ha visto: una bambina bellissima posta accanto alla mamma suicida mal combinata da cui però è stato possibile prelevare organi in buone condizioni.
Due vite distrutte per un momento di acuta depressione di una mamma lasciata sola, almeno quattro vite salve in qualche città di Italia, forse una mamma che vorrebbe vedere o accudire i figli piccoli, forse in fase terminale per il cuore malandato. Non lo sappiamo. Non so nemmeno io perchè una storia di cronaca triste mi ha coinvolto e può coinvolgere un padre, in questo caso un ottimo collaboratore del Centro Trapianti di Bari, e commuovere tutti. La cronaca nera, la notizia che di solito non leggo, ti riguarda indirettamente e ti scuote.
Il giornale, il notiziario delle tv nulla ha detto della donazione degli organi. Il bene, come sempre, non fa notizia. Il lavoro di oltre dodici ore notturno di questi eroi sconosciuti, dove gli straordinari non sono previsti, non importa ai facitori di attualità. Loro i medici e paramedici, ottimi tecnici, torneranno nelle loro sedi senza aspettarsi un grazie da nessuno ma con l’intima soddisfazione di aver toccato l’essenza della vita e condividere con chi amano sentimenti di gioia, con discrezione. Come loro che non si abituano mai al bene, lo stesso dovremmo fare noi, esaltando le buone notizie per smentire i necrofori-pennivendoli.
Sappiamo tenere lontana la curiosità verso il cattivo, il male? Noi come testata daremo sempre lo stesso peso, anzi sempre più spazio alle buone pratiche, incentivo positivo per i nostri comportamenti rivolti a un pò di ottimismo che non guasta. Anzi pone le basi per ricostruire una società malata.
Leonardo Damiani


