È uscito nelle sale italiane Rush, l’ultimo film di Ron Howard. Basato su una sceneggiatura di Peter Morgan, il film racconta della rivalità e delle carriere dei due piloti di Formula 1 che negli anni ’70 hanno, tra punzecchiamenti e rotture, affollato i rotocalchi dell’epoca e fatto la storia della Formula 1. L’apparente inimicizia dei due piloti, l’inglese James Hunt (Chris Hemsworth, famoso già per l’interpretazione in Thor e in The Avengers) e l’austriaco Niki Lauda (interpretato da Daniel Brül) sin dai tempi della formula 3 fu dovuta a stili e personalità differenti: l’uno (Hunt) ribelle, donnaiolo e inaffidabile, l’altro (Lauda) strategico, impenetrabile e riservato. I due giovani talenti praticano lo stesso sport affrontando gli oneri in modo diverso: Hunt scapestrato che vive con leggerezza, Lauda che rompe i rapporti con la famiglia che lo voleva per tradizione un banchiere e che inizia la sua carriera di pilota solo dietro un prestito gareggiando per la BRM come pilota pagante. Lauda è competente e riesce ad apportare migliorie di prestazione alla sua macchina lavorando con gli ingegneri. Grazie al compagno di squadra Clay Regazzoni (interpretato da Pierfrancesco Favino) riesce ad entrare nel 1973 nella Scuderia Ferrari. Hunt corre con la McLaren. L’inizio del campionato del ’76 vede Lauda sul podio per ben tre volte fino al clamoroso incidente che lo sfigurò. La pellicola mostra la storia e le vicissitudini note al pubblico ma il regista mette in risalto lo spirito agonistico, la voglia di vincere e di migliorarsi continuamente dei due piloti in corsa per la pole position. Appare in qualche scena anche un carismatico Enzo Ferrari, storico fondatore della casa automobilistica. Fu proprio Enzo Ferrari con la sua famosa “parabola dei campioni” a dichiarare che i piloti sono affamati di vittoria e fama finché “non mettono su famiglia” o quando, logorati da impegni mondani ed eccessiva visibilità, iniziano il cammino verso la mediocrità e lasciano un mondo, come quello delle corse, in cui non si riconoscono più. Ma resta il merito al regista di aver rievocato un passato mitico degli italiani che si raccoglievano tutte le domeniche per assistere al Gran Premio di Formula 1 ed emozionarsi per “la rossa” e i suoi piloti.
Giuseppina Raco


