Siamo alla frutta; mai una sentenza della magistratura ha avuto una corsia così privilegiata tanto da diventare esecutiva nel breve volgere di trenta giorni.
A partire quindi da ieri, l’arresto del direttore del Giornale dovrebbe avvenire a breve e lo stesso Sallusti ha dignitosamente dichiarato che non chiederà mai la grazia al Capo dello Stato e che rifiuterà una soluzione alternativa alla detenzione in carcere.
Giustizia con tempi record per zittire una voce libera,che sembra un monito agli altri giornali non schierati politicamente, ed è la fine della libertà di stampa.
Toccare un magistrato non si può, anche se c’è il sospetto di comportamenti discutibili, così come è accaduto nel palazzo dei veleni di Bari, nello scambio di accuse tra il Procuratore Capo della Repubblica Laudati ed il sostituto pm Giuseppe Scelsi.
Colpire un giornale è un fatto grave, soprattutto come nel caso del direttore Sallusti, responsabile per un articolo pubblicato da altro giornalista.
Infliggere una pena di 14 mesi di reclusione dopo cinque anni per una responsabilità indiretta, darebbe l’impressione di una vendetta ad personam troppo pesante ed in tutto questo tempo la politica stessa non è stata capace di impedire questa conclusione che ci inorridisce ma non ci spaventa.
Indipendentemente dalle posizioni ideologiche, anche l’Ordine dei giornalisti a livello nazionale dovrebbe assumere delle iniziative per esprimere la solidarietà ad un collega e sollecitare il Governo ad una rivisitazione della legge sulla stampa e prevedere eventualmente la conversione della pena in una multa anche eventualmente pesante. Ma la carcerazione dovrebbe essere riservata ad altri ladri o presunti tali, per i quali i percorsi burocratici e farraginosi finiscono con il privilegiare i delinquenti.
Ricordo ai sigg. magistrati, difensori del diritto, che a marzo di quest’anno è stato definitivamente archiviato il processo per la missione Arcobaleno dopo tredici anni, per decorrenza di tutti i reati, senza che il processo sia mai iniziato (grande esempio di Giustizia veloce e intransigente).
Nella certezza del dovere che compiamo quotidianamente nella informazione ai nostri lettori, esprimiamo al collega Sallusti la nostra sincera solidarietà.
Lucio Marengo


