Pressi di Bologna, ieri, due uomini eseguono una rapina picchiando i malcapitati. Fuggono, qualche passante nota qualcosa che non va e chiama i Carabinieri. Il loro intervento immediato permette l’arresto dei due soggetti. Sono di Brindisi ed uno di loro adduce come movente della rapina una giustificazione singolare: doveva pagare la festa per la Prima Comunione del figlio.
Come è noto è da anni abitudine in queste latitudini festeggiare questo momento importante per un ragazzo con ricevimenti in sale o ristoranti con costi equivalenti a quelli di un matrimonio. Bisogna invitare parenti ed amici e quindi occorrono migliaia di euro. A ciò si aggiunge il vestito per il bambino, per fratelli e sorelle e per genitori. Conclusione: non possedendo molto spesso l’importo si ricorre al prestito bancario o da amici o dall’usuraio. In qualche caso, si spera isolato, a rapine.
Ma è necessario spendere tanto? Come si può dire ad un figlio che l’amichetto fa la festa e tu festeggerai in casa, seppur con i tuoi parenti, con i cibi preparati dalle accurate mani della mamma? Su quel viso potrebbe apparire una lacrima, il bambino può fare spallucce e dire “Mamma non fa niente”. “Mio figlio è uguale agli altri. Non posso farlo soffrire” dice la mamma al padre. Ma si danno alternative al Comunicando? Si potrebbe organizzare, volendo, dopo il pranzo un raduno con i coetanei al parco giochi e con un pò di fantasia giocare, sfrenarsi al più non posso. Del resto stare seduti a tavolo in un ristorante, fermi, imbambolati, composti è per loro una noia mortale. In realtà la festa è per gli adulti che devono vedere che io posso, non mi manca nulla, sono, è vero, disoccupato ma sono a loro uguale.
E la Chiesa: fa poco. Dalle mega-cerimonie che durano ore con decine di bambini con parenti ed amici che mancano dalle Messe da anni solo caos, distrazione, fotografie a go-go. Poi dopo quei bambini diserteranno la Chiesa, la Parrocchia in massa. E finita “quella rottura” col Parroco che ogni anno se ne inventa una per allungare il brodo e far parlare di sè alla Comunità, quel bambino ha capito l’importanza di ricevere Gesù?
Ricordo la mia Prima Comunione: io e mia cugina sull’altare in una domenica di settembre. Una preparazione sul Catechismo con le suore di S.Spirito e l’esame del Parroco. Eravamo lì per le vacanze. La festa: timballi provenienti da un notissimo caffè, arrosto misto fatto sulla brace da sapienti mani di operatori di un ristorante di Carbonara. Vi assicuro che le cifre pagate furono basse. Noi bambini invece eravamo dispersi per la campagna arrampicati su alberi di Carrubo o impegnati in corse sulle biciclette. Nessuna tavolata con sedie, ma rigido buffet con allegra aggressione a carni squisite.
Non è il caso di scomodare l’attuale Papa cantore dell’umiltà e della povertà, ma che i parroci richiamino i genitori a maggiore equilibrio ed al ritorno in famiglia in queste occasioni. Ma se bisogna seguire l’andazzo in un’Italia della povertà, da dopoguerra, le conseguenze sono lo sconquasso economico e l’aggravarsi delle crisi nelle famiglie.
Leonardo Damiani


